Masticare può salvare la vita – PARTE II

Lino STANICHICH

Masticare può salvare la vita – PARTE II

Ecco la seconda parte dell’articolo di Lino Stanchich.

 

[...] Nel 1949 la ex-Yugoslavia si trovava in una situazione politica tumultuosa. Il governo comunista non permetteva ai cittadini italiani di tornare in Italia, anche se molti di essi ci provarono. Quell’anno il 10 marzo, tentai la fuga, ma fui catturato alla frontiera e condannato a due anni di lavori forzati. A 17 anni mi ritrovai anch’io ad essere prigioniero. Anche se non fu orribile come il campo di concentramento tedesco in cui fu imprigionato mio padre, la mia prigionia fu estremamente dura.

La dieta era simile a quella di mio padre: un panino con caffè di cicoria per colazione, una tazza di zuppa in genere con orzo e fagioli a pranzo e lo stesso per cena. Una volta alla settimana la zuppa comprendeva un po’ di carne.

Consideravo buono il pasto quando trovavo almeno 20 fagioli nella zuppa. Anche io ero sempre affamato.

C’era però una differenza rispetto all’esperienza di mio padre: a me veniva concesso di ricevere un piccolo pacco da casa, una volta al mese. Siccome i pacchi spesso non arrivavano al destinatario, chiesi a mia madre di mandarmi cipolle crude, sale e pane integrale a fette e secco. Ero sicuro che nessuno avrebbe rubato un pacco con un simile contenuto, e, in effetti, li ricevetti tutti. Questo fece la differenza. Affettavo le cipolle a mezzaluna, la intingevo nel sale e la masticavo con un pezzo di pane secco. Bastava che ci bevessi sopra uno o due bicchieri d’acqua e mi sentivo sazio.

Se masticavo adeguatamente, mi sentivo pieno di energie e con una strana sensazione di fiducia e coraggio: non avevo paura di niente e di nessuno. Masticavo nel modo in cui mio padre mi aveva insegnato, fino a 150 volte e oltre, con una variante importante: masticavo con gli occhi chiusi. I risultati furono eccellenti. Evitai con successo di farmi influenzare dall’ambiente deprimente in cui mi trovavo, inoltre, chiudendo gli occhi, e non guardando all’esterno, interiorizzavo la mia energia, che dall’interno, mi rafforzava sempre più.

La mia esperienza nel campo di prigionia mi influenzò profondamente. Dal giovane gioviale e spensierato che ero, divenni un duro. Quando tornai a casa nel 1951, sembravo molto più aulto dei miei 19 anni e mio fratello commentò: “Se ti incontrassi in una strada buia, ti darei il mio portafogli, senza aspettare che tu me lo chieda”. Un anno dopo fu concesso alla mia famiglia di andare in Italia e nel ’53 emigrammo negli Stati Uniti. Il cibo era abbondante in America, insieme a mio fratello gestimmo diversi ristoranti di nostra proprietà. Con la ricca dieta americana, non c’era certo il problema della fame, e io cessai il mio regime di masticazione.

Passarono molti anni ed attraversai una serie di cambiamenti fino al 1969, quando cominciai ad accusare gli effetti dannosi del mio modo di vivere altamente stressante. Con sorpresa mi resi improvvisamente conto che mi stavo scavando la fossa con la mia forchetta!

La nutrizione e i cibi naturali divennero uno dei miei interessi. Provai molte diete, dal crudismo alla dieta di sola frutta, dalla iper proteica alla lacto-vegetariana. Tutte funzionavano temporaneamente. Poi scoprii la macrobiotica, che studiai e adottai con entusiasmo. Ero ancora una volta deciso a sopravvivere.

 

Lino Stanchich

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