Cibo (è) spirito

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Cibo (è) spirito

Giovedì riprendiamo la cena con conferenza con un argomento insolito. È un tema che non ho mai affrontato come protagonista di un’intera serata, ma che spesso è inserito in discorsi più ampi. Vorrei che le tante persone che si stanno avvicinando a una scelta vegana, capissero alcune implicazioni della loro scelta, che probabilmente non hanno considerato.

 

La spiritualità e la scelta vegana

Per parlare di spiritualità credo che sia importante definire, per quanto possibile, questo termine. La spiritualità per molto a che fare con i nostri peccati e con il perdono, rappresenta una via di liberazione per l’anima che si avvicina a Dio. Già questa frase è carica di concetti complessi e difficili da spiegare; si tratta per lo più di argomenti che hanno a che fare con la fede. La spiritualità è spesso intesa come crescita della propria consapevolezza e capacità di affrontare le difficoltà e misteri della vita. Credo che un aspetto della spiritualità condiviso da molti sia la dimensione ultraterrena di ciascuno di noi dopo la morte, una condizione che è eterna. Per alcuni essa consiste nella reincarnazione, mentre per altri nel paradiso o nell’inferno. Potremmo aggiungere altre idee che vengono dai Tibetani o dai Taoisti, e da altre mille tradizioni spirituali.

Ora vi starete chiedendo: Come si può parlare di tutto questo in una serata e aggiungere anche considerazioni alimentari? La risposta è che non pretendo di sviscerare questo argomento nel profondo, ma di semplificare il discorso, senza banalizzare, trattando soprattutto gli aspetti dello spirito che hanno un lato pratico nella nostra vita di tutti giorni.

Quindi che cos’è la spiritualità?

Giovedì parleremo di tutto ciò che è invisibile nella nostra vita come spirito: i pensieri, le emozioni, le intuizioni, le aspirazioni e in senso ampio il nostro rapporto con la forza creatrice della vita.

Anche il cibo ha un lato spirituale, o potremmo dire un lato “invisibile”. Invisibile vuol dire anche non quantificabile, ciò che sfugge alla scienza e al mondo materiale.

Le energie invisibili degli alimenti sono create dalla storia naturale dell’alimento, dalla sua evoluzione, come viene coltivato, raccolto, trasportato e conservato e infine come viene cucinato, presentato in tavola e consumato dai commensali. Un alimento ha tanto da dire e considerando tutte le componenti “spirituali”, possiamo scoprire come migliorare la spiritualità che ci conferisce.

Per fare un esempio pratico di quello che può sembrare molto esoterico, faccio riferimento a un lavoro fatto da un ricercatore Giapponese, Masaru Emoto, e presentato nel suo libro “I messaggi dell’Acqua”. Questo libro presenta immagini di cristalli d’acqua esposti a un flusso di energia, positiva e negativa, e mostra il modo in cui vengono influenzati da essa. Se su un contenitore d’acqua viene scritta la parola “odio”, i cristalli che si formano sono di una forma sgradevole, mentre quando la parola è “amore” la stessa acqua crea cristalli molto belli. Già questo costituisce un esempio di spiritualità nel cibo, perché l’acqua è l’ingrediente principale del nostro cibo; ma la questione va molto oltre a come l’acqua immagazzina energia: secondo me ha importanti implicazioni l’energia propria della persona che fa da mangiare.

Se un cuoco lavora in armonia, con gioia e voglia di creare benessere, nelle persone queste buone intenzioni agiscono alla stregua della parola “amore” sul contenitore e, secondo me, in modo ancora più efficace. La vibrazione, la spiritualità del nostro cibo è fortemente influenzata dal cuoco, che diventa una figura quasi sacra, un sacerdote, in senso molto pragmatico.

Chi ha preparato il vostro pranzo oggi? Se avete mangiato al nostro ristorante, vi posso dire che l’energia era tranquilla e armoniosa, direi spirituale. Se avete mangiato all’auto-grill non so che energia abbiate trovato (oltre al fatto che di alimenti con un minimo di equilibrio,da qualsiasi punto di vista, sono impossibili da trovare in certi locali).

 

Ci vediamo giovedì 14 per una cena che vibra nel migliore dei modi e con un argomento per la conferenza che ci porta letteralmente in direzioni infinite...

Martin