Keisuke

Keisuke

Da quando siamo rientrati dalle vacanze siamo in una fase di preparazione e pulizia e quindi riordiniamo la casa, i vestiti e anche i documenti e frugando tra vecchi fogli ho ritrovato una lettera che conservo dal 1985, da un amico Giapponese, Keisuke.

Keisuke venne in Europa per partecipare ad un evento in Svizzera - un incontro internazionale della macrobiotica che si svolgeva tutti gli anni in un grande complesso sportivo in montagna. L’immagine che vedete è stata presa durante l’evento dove era presente Keisuke; eravamo 900 persone da oltre 30 paesi.

Io facevo parte dell’organizzazione di questi eventi e in particolare gestivo lo staff, persone che venivano per lavorare e partecipare (nel tempo libero) alle attività. Per far parte dello staff le persone dovevano compilare un formulario e richiedere il tipo di lavoro che preferivano svolgere (in cucina, per le pulizie, traduzioni, mini club, ecc). Per scegliere le persone dovevo leggere centinaia di formulari dal tutto il mondo. Quello più memorabile era proprio quello di Keisuke. In sintesi lui aveva scritto:

"Richiedo di far parte dello staff e voglio fare il lavoro più difficile che avete: il lavoro che nessun altro vuole fare è quello che farò con grande piacere".

Naturalmente accettai subito la sua offerta e ho avuto il piacere di lavorare con questa persona anche dopo l’evento che durava solo una settimana. Invitai Keisuke a far parte dello staff anche al nostro centro in montagna (a Kiental nel cantone di Berna). Keisuke chiese di fare parte dello staff della cucina e anche in questo caso aveva delle motivazioni memorabili. Quando gli domandai perché volesse proprio stare in cucina mi rispose: “Perché in cucina ci sono sempre donne”. Keisuke aveva le idee chiare.

Finita l’estate, arrivata l’ora della partenza di Keisuke, un altro cuoco mi informò che stavano cercando di raccogliere soldi per un viaggio spirituale che Keisuke voleva fare su una montagna in Tibet. Dopo aver lavorato insieme per un estate la mia stima e simpatia per Keisuke erano sempre maggiori: gli regalai un bel po’ di Franchi Svizzeri (anche se lui non me li aveva mai chiesti) e gli augurai buon viaggio, con un invito a tornare a lavorare con noi quando ne avesse avuto voglia e opportunità.

Un anno dopo ricevetti una lettera che racconta le enormi difficoltà che Keisuke aveva avuto, sia per la fatica sia per i problemi con il governo cinese che gli aveva reso impossibile arrivare sulla montagna sacra che voleva raggiungere per salutare Dio (così ha scritto). Alla fine della lettera dice:

“Non mi arrendo mai. Proverò ancora l’anno prossimo. Tutte le difficoltà mi hanno arricchito d’esperienza e ho fatto tanto esercizio fisico. Sono felice. Posso continuare a pensare alla montagna sacra per un altro anno. Provo a raggiungere la montagna sacra ancora per un altro anno.”

Potrei fare tutta una seria di riflessioni sullo spirito di quest’uomo, la gioia della sfida, l’apprezzamento della difficoltà nella vita e l’esempio che ci può rappresentare, ma vi risparmio tante parole. Le parole di Keisuke sono più che sufficienti.

Martin

ps. spero di vedervi in tanti il giovedì 17 per l’inizio delle conferenze del giovedì sera